Tecnica mista su tela - cm. 80 x 80 - 2010
Dipinto finalista nella Painting Selection del Premio internazionale d'arte Donkeyartprize 2010, esposto alla Cielo Gallery di Londra nel Maggio 2011.
Thoughts on the work
Each time chooses and rebuilds its own past. And it’s as if new eyes, new sensitivities, settling on things, would return unknown dimensions and values. So the past is full of future; minds disappear, only things remain, such as the works of art.
The foreground figure is proposed to transfer the emblematic icon of the "King-leader" of the "Magna Europe", where existed the distinction between civil and religious authorities, on the dimension of the political and spiritual leaders of our time. In particular, it seeks to nourish this contemporary perspective by placing as a centre of gravity of the individual's personality, more than the right, the duty of man, as expressed in the fullness of the sense of responsibility and participation, or, in the awareness of a role-oriented research of the Common Good, to be achieved by approaching the ideal of Liberty, Equality, Fraternity, according to the original meaning of the motto which titles the painting.
The idea of command expressed in this sort of "armor" that covers the "King-leader" is intended to evoke the need of "welding" between the exercise of political power and guide function of a superior ethics which is able to place him in harmony with the social dimension that belongs to him.
The colour that dominates the canvas, not surprisingly, is the Green, directed to remind the concept that human beings have equal dignity as children of the same Earth, albeit with differences to be recognized, as it appears inadequate to treat equally unequal realities (material Green).
On a personal level, I hardly conceived, in my abstract mind, the beauty that you could hide in a so partial face, where the soul seems to have no face and almost unspeakable, but it reveals itself when communicating an emotion, when it convenes its partner that’s in us. Thus, this image opens a long and never-ending dialogue with myself: this incompleteness of the figure is in fact a sign of incompleteness of my life and my destiny; no power, no greatness are really such as to break the course of time and win our end.
Pensieri sull'opera
Ogni epoca si sceglie e si ricostruisce il proprio passato. E’ come se nuovi occhi, nuove sensibilità, posandosi sulle cose, ne restituissero dimensioni e valori inediti. Così il passato è denso di futuro; le menti scompaiono, restano le cose, come le opere d’arte.
La figura in primo piano si propone di trasferire l’icona emblematica del “Re-condottiero” della “Magna Europa”, in cui vigeva la distinzione tra autorità civile e religiosa, sulla dimensione dei Leaders politico e spirituale del nostro tempo. In particolare, essa intende nutrire tale prospettiva contemporanea ponendo come baricentro della personalità dell’individuo, più del Diritto, il Dovere dell’Uomo, quale si esprime nella pienezza del senso di responsabilità e partecipazione; ovvero, nella consapevolezza di un ruolo orientato alla ricerca del Bene Comune, da realizzare mediante l’avvicinamento all’Ideale di Libertà, Uguaglianza, Fraternità, secondo i significati originari e tramandati del motto che titola il dipinto.
L’idea di comando espressa in questa sorta di “armatura” che riveste il “Re-condottiero” intende evocare la necessità di “saldatura” tra esercizio del potere politico e funzione guida di un’etica superiore atta a porlo in armonia con la dimensione sociale che gli è propria.
Il colore che domina nella tela, non a caso, è il Verde, volto a richiamare il concetto che gli Uomini hanno pari dignità, in quanto figli della stessa Terra, seppure con differenze da riconoscere, ritenendosi inadeguato trattare ugualmente realtà diseguali (Verde materico).
Sul piano personale, difficilmente avrei concepito, nella mia mente astratta, che la bellezza si potesse celare in un viso così parziale, dove l’anima sembra non avere volto e quasi indicibile: ma essa in realtà si rivela quando comunica un’emozione, quando convoca la sua compagna che è in noi. Così, quest’immagine apre un lungo e mai concluso dialogo con me stesso autore: in questa incompiutezza della figura vi è infatti il segno dell’incompiutezza della mia vita e del mio destino; nessun potere, nessuna grandezza sono veramente tali da interrompere il corso del tempo e vincere la nostra fine.
Dott. Maria Gabriella Morello da colloquio con l'Autore